El pasado irreal

Scheda di catalogazione

ALESSANDRO MAGINI

Titolo El pasado irreal

Genere duo

Mezzi di esecuzione Violino e fisarmonica

Data composizione Novembre 2021 Durata 9’

Dedicatari: Duo Soffio armonico: Paolo Mora (violino) – Andrea Coruzzi (fisarmonica)

Produzione: Ema Vinci

Editore: Emavinci Edizioni, numero standard EV291

Anno di edizione 2021

Editore discografico: EMARECORDS

Titolo dell’edizione discografica: in preparazione

Anno di edizione: Supporto: CD digitale

Esecutori: Paolo Mora (violino) – Andrea Coruzzi (fisarmonica)

Commissione: Duo Soffio armonico

Note all’opera

El tango crea un turbio pasado irreal que de algún modo es cierto (Jorge Luis Borges)

Nel 1965 Jorge Luis Borges tenne quattro famose conferenze sul tango, al termine delle quali diceva: «Il tango, ma soprattutto la milonga, è stato un simbolo di felicità […] Supponendo che tutto questo sia eterno, credo che ci sia qualcosa dell’anima argentina che è stato salvato da questi umili, e a volte anonimi, compositori della periferia, qualcosa che tornerà.» Borges esaltava il Tango primordiale, quello dei quartieri malfamati, per nulla sentimentale, rude, profondo come un mito le cui origini affondano in un mondo di linguaggi trasversali, dove vite anonime e esperienze assai eterogenee si incrociano. «Dove saranno? chiede l’elegia / di quelli che non sono, come se / vi fosse una ragione dove l’Ieri / potesse essere Oggi, Ancora e Sempre»; così l’incipit della poesia di Borges El Tango, una sorta di viaggio nel tempo della memoria. El tango fu anche il titolo di un’edizione discografica che testimoniava l’incontro tra il poeta e Astor Piazzolla: esperienza che lo stesso Borges, sempre nel 1965, così ricordava: «mi sentii onorato della proposta, benché dubitassi delle mie capacità nel risolvere un esercizio un po’ inusitato per me. In seguito mi accorsi, non senza stupore, che i testi delle milonghe e del tango si facevano spazio dentro di me spontaneamente, senza l’intervento della mia volontà: un antico fondo criollo consolidava quei versi, come se fossero i miei padri a dettarli».

Ma il fascino del tango aveva incantato anche compositori come Darius Milhaud, Erik Satie, Kurt Weill, Dmitri Shostakovich, Alfredo Casella…fino a Igor Strawinsky. Quest’ultimo, quando emigrò in America, scrisse nel 1940 un accattivante Tango che ebbe notevole successo. Ma già nel 1918 un tango era comparso nell’Histoire du soldat e un altro, nel 1921,nella raccolta Le cinq doigts (Huit mélodies très faciles sur cinq notes). Senza pretendere di aggiungere niente di nuovo, ho messo mano a questo lavoro lasciandomi suggestionare dalle parole, dalle note e dallo stile di chi, ben più degnamente, ha saputo esplorare il variegato mondo del Tango-milonga. Ecco dunque il titolo preso da Borges, così come la citazione strawinskiana che compare a metà della partitura, segnandone il successivo sviluppo. Il materiale è organizzato in dodici sezioni (e una coda) attraverso le quali, partendo da un vago mondo “sonoro-onirico” dai contorni indefiniti, si approda progressivamente a ritmi di danza sempre più marcati, fino a sfociare nelle movenze tipiche di un tango-milonga che si manifesta con le sue più tradizionali caratteristiche ritmiche e armoniche. Come in un sogno la danza si sviluppa con imprevedibile coerenza, per poi essere riassorbita dal turbinio di un “non-tempo” dal quale riemergono frammenti, fino alla svanimento finale.

[A. Magini]